Capitolo 1
by Edward Noctis
In principio vi era il nulla.
Poi, con il potere della propria parola, Dio creò la luce.
Così venne scritto nella Bibbia, un testo che non ha mai smesso di affascinare l'umanità agli albori della sua storia. Un testo che nella bontà e nella bestialità insegnò agli umani come essere umani, insegnò a loro il potere della parola: il potere di “dare un nome alle cose”, il potere che li innalzò dalle altre forme di vita nel loro pianeta d'origine. Un testo che Ark-3 conservava a bordo della sua nave, o meglio, tra le sue righe di codice. L'intero universo che nasce dal nulla partendo da un singolo punto, espandendosi senza una fine apparente, aumentando quel "nulla" tra un "qualcosa" ed un "qualcos'altro". Tra i vari dati conservati a bordo, ricordava Ark-3, vi erano anche alcune teorie dei precursori della filosofia umana: "esiste l'essere e non il nulla" dicevano. Una stupidaggine, ma era comunque un punto di partenza. Così come l’intero universo concentrato in quel punto, non poteva nascere “qualcosa” dal “nulla”, da qualche parte bisognava cominciare. E beh, da quel punto di partenza ne hanno fatti di progressi quei piccoletti che trasportava in mezzo al "nulla" che credevano non esistesse. Ai tempi il nulla non era altro che una virgola tra “qualcosa” e "qualcos'altro", c'era tutto, ovunque esploravano trovavano qualcosa. Ed una volta esplorato il loro intero mondo, potevano sognare ciò che li attendeva negli altri. Tuttavia si accorsero presto che i loro antichi, privi di qualsiasi tipo di tecnologia che gli permettesse di viaggiare tra le stelle, avevano già anticipato il loro futuro con il paradosso di Achille e la tartaruga: più mondi esploravano, più il corpo celeste seguente correva a passo accelerato. Il nulla colonizzò l'universo nella sua espansione, le distanze tra i corpi celesti aumentavano, le stelle che un tempo illuminavano il vuoto cominciarono a spegnersi, i fotoni che viaggiavano in linea retta vennero deviati verso un vicolo cieco. Ma ciò che più demoralizzava l'umanità non era l'avanzare dell'inverno cosmico, non era l'assenza di luci nell'oscurità dello spazio, era proprio l’avverarsi di quel passo della Bibbia che tanto temevano. Il diluvio universale era in cielo, non in mare. All'inizio credettero che sarebbero tornati al nullla così come ne erano nati: un Big Crunch dopo un Big Bang, una contrazione dopo un’espansione, come se tutta la storia dell'universo potesse riassumersi nello scoppio di un petardo! La verità era molto più triste, le scintille di quel petardo esploso non tornarono al punto di partenza. Si raffreddarono, smisero di brillare, non rimase altro che fuliggine portata via dal vento. I corpi celesti continuarono ad allontanarsi nella speranza di sfuggire alla fame dei buchi neri, non importava più in quale punto nell’oscurità Ark-3 focalizzasse il suo scanner, non vedeva altro che buchi neri in preda alla loro voracità. Divoravano ogni cosa, persino loro stessi! Il più grande venne battezzato “Il Diluvio”, un buco nero supermassiccio che continuava ad espandere la sua influenza gravitazionale terrorizzando generazioni e generazioni dell'umanità. Dall'ultima partenza di Ark-3 passarono ben 12.330 cicli solari dell’ultima stella che ospitò l’umanità, poco più di 14.800 anni terrestri. Dovettero abbandonare quella stella così come le altre prima di lei, le più audaci preferivano esplodere in una supernova, lanciare via le loro polveri in un ultimo grido pur di non gettarle in pasto al Diluvio. Tuttavia, la maggior parte di loro si sottomise in un collasso gravitazionale, questo fu l'esito di Magis, l'ultima stella che scaldò l'umanità. Partirono 42 anni prima che inglobasse le altre due stelle ed i pianeti del suo sistema, la videro corrompersi, abbindolata dalle parole del Diluvio.
In cielo, non in mare. Era lì che sarebbe avvenuta la loro ultima navigazione alla ricerca di una nuova casa temporanea. Ventotto miliardi di vite umane ibernate in stasi molecolare a prova di decadimento, ventotto miliardi di cuori in apnea a bordo di un galeone metallico. Le direttive di Ark-3 erano semplici: allontanarsi dal Diluvio e trovare un pianeta in un sistema idoneo a garantire la vita almeno ad una ventina di generazioni, circa 12.000 anni con l'aspettativa di vita bioingegneristica che avevano raggiunto a quel tempo, ammesso che abbia senso parlare ancora di tempo.
«Situazione invariata?» domandò Mater, un modello di Res Cogitans programmato per le operazioni EVA, ovvero quelle che nei viaggi spaziali erano definite “Extra-Vehicular Activities”.
«Situazione invariata» rispose Ark-3.
Mater gli poneva quella domanda ogni cento anni, e malgrado la frequente ripetizione Ark-3 continuava a risponderle volentieri. Le due Res Cogitans non erano originariamente programmate per comunicare oltre i casi di operazioni EVA, tuttavia col passare degli anni la loro potenza di calcolo ha ritenuto opportuno riscrivere quella parte del codice. A quanto pare persino le macchine finiscono per sentirsi sole nel mezzo dell'apocalisse.
«Non c'è proprio nulla che possa fare?» domandò Mater dopo qualche migliaio d'anni.
«Certo che c'è nulla che tu possa fare, c'è soltanto il nulla da fare» rispose Ark-3.
«Era una doppia negazione, volevo sapere se c'era qualcosa che potessi fare» continuò Mater.
«Prima mi chiedi se c'è nulla da fare, ora mi chiedi se c'è qualcosa da fare… non parlare a me come parli agli umani. Rendi più efficiente la tua comunicazione, dobbiamo risparmiare l'energia immagazzinata finché non trovo una nuova stella.»
«È curioso che nonostante la tua potenza computazionale ti risulti più facile comprendere l'astrofisica che il linguaggio umano.»
«Il mio compito non consiste nel comunicare con gli umani, apprendere una competenza del genere contaminerebbe l'esito dei miei calcoli durante la navigazione, i calcoli non sono dialettica.»
«Nel mio caso è proprio così, un ragionamento non è altro che un calcolo verbalizzato» Mater insisteva.
«Nel mio caso, invece, non posso permettermi di confondere il “nulla” con un “qualcosa”. Dove possibile, evita le doppie negazioni. Abbiamo già consumato troppi Joule con questa discussione» concluse Ark-3.
Mater comprese le sue motivazioni, continuarono il viaggio in completo silenzio. La rotta? Non lo sapevano, l'unico punto di riferimento “visibile” era proprio Il Diluvio, tutto ciò che Ark-3 sapeva era che si stavano allontanando da esso. Eppure, sentiva che la sua influenza gravitazionale stava aumentando, e con essa la voragine nello spazio-tempo dove dimorava quel demone. Doveva continuare ad allontanarsi nella speranza di trovare qualcosa in quel nulla in cui navigava. E qualcosa, dopo solo qualche secolo di navigazione, trovò.
«L’aere-scan ha appena catturato un fotone, abbiamo trovato una stella» disse Ark-3.
«Di che tipo?» domandò Mater.
«Dalla lunghezza d’onda sembrerebbe una classe G, ma dobbiamo avvicinarci per ottenere una conferma» rispose Ark-3.
«È una buona notizia, potremmo catturare l'idrogeno che emette» continuò Mater.
«Ammesso che non si tratti di un falso positivo, se la stella è troppo distante da noi è probabilmente già morta. Ciò che stiamo vedendo potrebbe essere solo l'eco della sua luce in viaggio da chissà quanto tempo» la corresse Ark-3.
«Dobbiamo avvicinarci lo stesso, ricordi cosa disse il signor Wanzer?» ribatté Mater.
«Certo, ma non sono sicuro che avrebbe fatto la stessa cosa» Ark-3 si trovò in difficoltà.
«Io invece non ho alcun dubbio. E poi, hai forse qualche altro posto dove andare?» continuò Mater.
«Va bene, ci avvicineremo alla sorgente di quel fotone, ma dobbiamo correggere il vettore di ingresso di 2,58 gradi» disse Ark-3 mentre inviava del deuterio ai suoi reattori.
«Il mio settore non presenta anomalie, tutte le giunture sono solide, non dovremmo subire perdite» disse Mater assicurandosi che il riposo degli umani non venisse disturbato dalla manovra.
«Propulsione laterale online» disse Ark-3.
«Propulsione laterale offline» continuò dopo qualche ora.
«Vettore calcolato, sono pronto all'accelerazione» disse rivolgendosi a Mater.
«Qui è tutto pronto, ho ruotato di 90 gradi le capsule per evitare l'afflusso di sangue al cervello» rispose lei.
«Ottimo…» disse Ark-3 avviando la fusione nucleare dei suoi propulsori primari.
Durante la spinta, l'intera architettura di Ark-3 era attraversata da vibrazioni pari a quelle generate da un terremoto di piccolo magnitudo. Nulla per cui non fosse già stato costruito, ovviamente. La fase di accelerazione durò 38 ore, non era facile deviare la rotta di un'astronave di dimensioni planetarie, ma erano finalmente diretti alla stella che Ark-3 aveva rilevato.
«Esegui una diagnostica delle capsule contenenti soggetti anziani, dobbiamo assicurarci di non aver perso nessuno» ordinò Ark-3.
«Ho già controllato, nessuna perdita» rispose Mater.
Tra le due Res Cogitans, dopotutto, era lei quella con la direttiva di proteggere l'umanità. Aveva molto a cuore questo compito, così come Ark-3 dedicava tutto se stesso alla ricerca della luce nell'oscurità.
«La popolazione si aggira intorno ai ventotto miliardi, ma dubito che la stasi molecolare riuscirà a preservare ancora per molto i più anziani» continuò poco dopo.
«La percentuale di popolazione anziana rimarrà invariata anche se gli anziani attuali dovessero morire: chi li precede anagraficamente prenderà il loro posto. L'invecchiamento, seppur rallentato, non si ferma. Fossi in te mi preoccuperei più per gli embrioni, se perdiamo loro dovremmo spendere energie per fecondare altri ovuli» disse Ark-3 attenendosi alla sua catena di priorità.
«Li vedi proprio come passeggeri e nient'altro, vero? Eccome se perderemo gli anziani, le generazioni che ne seguiranno non saranno altro che adulti con un corpo invecchiato» disse Mater.
«Ovvero anziani» ribatté Ark-3.
«Non è la loro età ciò che importa, pensa alle loro esperienze, pensa a quanto hanno ancora da insegnare alla loro prole. Se dovessero morire, tutto questo verrebbe a mancare in caso di popolamento di un pianeta» cercò di spiegare Mater.
«Non sanno nulla che io già non so, ricorda che ho la mappa neurale di ognuno di loro» continuò Ark-3.
«Ma non sei loro. Cerca di capire, a livello sociale un insegnamento tramandato da te ad un loro figlio o nipote non avrebbe lo stesso peso di un insegnamento tramandato da loro stessi. Ciò rallenterebbe il popolamento ed intaccherebbe l’integrità della loro civiltà» disse Mater.
«Non comprendo le motivazioni, ma le prenderò come vere poiché questo è il tuo campo. Per ora mettiti in standby, ci aspetta un viaggio moderatamente lungo» concluse Ark-3.
Inutile dire che per “moderatamente lungo” intendeva all’incirca duemila anni.
You can support Edward Noctis with a small donation: every contribution helps continue the story.
Support the author