Capitolo 3 - Decadenza

Capitolo 3 - Decadenza

by Edward Noctis

Raymond fu improvvisamente svegliato da un rumore insolito mentre Evelyn lo stava abbracciando, alla faccia del "guai a te se ti giri".

«Ma cosa... Evy, lo senti anche tu?» chiese uscendo dalle coperte.

«Deve essere solo un'aeronave di passaggio» rispose lei. «Torna nel letto o ti verrà un raffreddore.»

Raymond si affacciò alla finestra per controllare: «Le aeronavi non fanno questo rumore. Cosa stà...»

Non credette ai suoi occhi, l'intera città stava finendo in pezzi, rompere una megastruttura era al pari del rompere una montagna ma qualcosa ci stava riuscendo. La gente scappava, urlava, piangeva. C'erano dei civili che venivano assistiti dai soldati lì presenti, Raymond udì una conversazione tra due di loro: «Ci sono altri feriti qui!»

«Portate tutti al quadrante ventisette, lì ci sono dei Galaxy pronti ad evacuare l'intera città!»

Dei Galaxy? Se stanno usando quei velivoli significa che c'è una guerra in corso. Raymond notò qualcosa guardando in alto, qualcosa di enorme. Non voleva starsene con le mani in mano, decise di aiutare i soldati e andare in superficie per scoprire di cosa si trattasse.

«Ray, che succede?» domandò Evelyn. Ma lui non rispose, era andato in camera sua. Indossò le scarpe, la sciarpa arancione e mise qualche suo aggeggio nello zaino, in caso avesse avuto bisogno di riparare le attrezzature dei soldati.

«Ray...» lo raggiunse Evelyn.

«Evy, ascoltami. Devi andare fino al quadrante ventisette, non c'è tempo! Io ti raggiungerò dopo.»

«Eh? Aspetta, cosa fai?» vedeva Raymond correre verso la finestra e saltare giù, scattò verso di lui cercando di afferrarlo ma non ci riuscì. Prima di vederlo cadere nell'abisso di ferro e cemento udì queste parole: «Vado a salvare il mondo!»

Poi cadde. Lo vide afferrare al volo un cavo che lui stesso aveva montato lì, era la strada che faceva ogni giorno per andare in superficie. Si arrampicò sugli edifici con estrema maestria, dall'alto crollavano alcune macerie ma lui riuscì ad evitarle lo stesso, neanche Jet aveva certi riflessi! Evelyn restò lì ad osservarlo finché poteva, la polvere le impedì di vedere oltre una certa altezza.

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In passato gli antichi narrarono leggende di uomini che andavano contro gli dèi, quel giorno fu l'inizio della loro leggenda. Serve del coraggio per sfidare un uomo, serve stupidità per sfidare un dio. Quel giorno, l'uomo dichiarò guerra a Dio.

Arrivato in superficie rimase immobile, come se il tempo intorno a lui si fosse fermato: dinanzi a lui regnava un mostro alto più di qualsiasi megastruttura del sottosuolo, un drago con il volto da umano, ali così grandi che la luce dei tre soli non riusciva ad illuminare neanche una minima parte della città, il collo sembrava una lunga spina dorsale e in un lato del torso aveva le costole ancora visibili; niente gambe, solo due ali e due braccia, una coda lunghissima che affondava nella città ed il ruggito di una bestia che provava dolore. D'altronde aveva muscoli, ossa e organi interni scoperti, il solo contatto con il suolo innevato doveva procurargli un dolore atroce. I soldati stavano mirando proprio agli organi, ad ogni colpo perdeva grosse quantità di sangue che andavano a versarsi su tutta la città generando veri e propri allagamenti. C'era qualcuno sulla testa del mostro, ma era troppo alto per vederlo bene.

Era la ragazza della miniera, le aeronavi di Atlante stavano mirando a lei ma non riuscivano a recarle il minimo danno, se ne stava lì immobile: «Per quanto tempo dovremmo vivere come locuste?»

Fece un balzo verso l'aeronave e con un fendente della sua spada tagliò a metà tre cannoni a rotaia, poi piantando un piede sulla fusoliera eseguì un altro balzo per tornare sulla testa del mostro. Con quella potenza avrebbe potuto tagliare in due l'intera aeronave, perché non l'ha fatto?

«Creatore!» Raymond tornò in sé.

«Nove! Cos'è quel mostro?»

«Non lo so, è uscito fuori dalla miniera ed ha iniziato a crescere!»

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Raymond lo fissò ancora, ma questa volta il suo sguardo non era uno sguardo di terrore, era lo sguardo che aveva sempre quando pensava, quando studiava e quando inventava. La miniera, perché? Conosceva già quel posto. Chinò il capo e si toccò il mento, aveva già qualche pensiero in mente ma doveva prima verificare qualcosa.

«Nove, vedi quei Galaxy? Dobbiamo andare lì.»

Partirono in fretta a tutta velocità. I Galaxy erano velivoli molto rapidi, per questo venivano usati per evacuare le città in caso di guerre o calamità. Mentre Nove correva Raymond continuò ad osservare il mostro e la persona sulla sua testa con un binocolo digitale che prese dal suo zaino, ormai aveva quasi elaborato un piano per fermarli. Notò che i Galaxy una volta in volo seguivano tutti la stessa rotta e passavano quasi sopra la torre di Trentadue, vide in uno di loro qualcuno che gli fece con le mani un segno come per dire: ''da questa parte'', era Evelyn! L'enorme velivolo stava volando a bassa quota, era possibile afferrare la mano di uno dei soldati stando in piedi sul sedile di Nove. Poco prima di afferrarla Raymond urlò: «Nove, vai alla torre!»

Strinse la mano possente del soldato, era Gustav. Riconobbe subito la sua armatura: quella dei Cavalieri del Muro. La loro presenza lì significava che Atlante aveva inviato tutte le sue forze militari per fermare quel mostro, ma a quanto pare ciò non stava bastando.

«Ray!» Evelyn corse ad abbracciarlo.

«Hey! Hey! Che fai? Mettimi giù!»

«Finalmente sei arrivato! Ero davvero preoccupata...» disse in lacrime mentre il Galaxy riprese quota tornando in formazione con gli altri.

«Devi darmi ancora qualche minuto, ho una cosa da verificare.»

Si affacciò all'apertura del velivolo mentre Evelyn lo guardò confusa, osservò i movimenti del mostro poi disse: «Proprio come pensavo, sta proteggendo la miniera per qualche motivo!» I soldati già lo sapevano ovviamente, ma restarono sorpresi dall'osservazione del piccoletto, furono ancora più sorpresi quando chiese se avessero dell'esplosivo C400.

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«Ray, cosa stai pensando di fare?» domandò Evelyn, non stava più piangendo ma aveva un'espressione strana, sembrava arrabbiata e preoccupata allo stesso tempo.

«Ovvio, voglio fermare quel mostro!»

In un altro contesto i soldati avrebbero riso, ma in quella situazione c'era pochissimo da ridere. Evelyn lo prese stringendogli le spalle e guardandolo fisso negli occhi: «Pensi che tutto questo sia un gioco o ti sopravvaluti sul serio così tanto?»

«No, ascoltami, posso fare qualcosa per fermarlo! Credimi, io e Nove abbiamo studiato un piano per...» lei lo interruppe con uno schiaffo che rimbombò in tutto il Galaxy. Dopo quel gesto Raymond la guardò sorpreso, sorpreso e addolorato, non gli era mai piaciuto farla arrabbiare.

«Evelyn...»

«Sono stanca! Stanca di come ti comporti! Questi soldati stanno impiegando tutte le loro forze per abbattere quella cosa e tu pretendi di farlo da solo? Sei solo un bambino stupido che pensa che tutto sia possibile, Non è così Raymond.»

«Ma io...»

«Tu cosa? Cosa pensi di fare ad un mostro del genere? Morirai e morirai inutilmente se cercherai di fermarlo! Hai tre anni, non puoi fargli nulla!» Ray chinò la testa, si vedeva la sua bocca, il suo naso ma non i suoi occhi. Probabilmente stava piangendo. Quelle parole lo trafissero aspramente, o meglio, non erano le parole ad averlo ferito ma chi le aveva dette. Tuttavia il suo carattere infantile era un punto di forza in certe situazioni: se qualcuno gli avesse detto ''non puoi fare questo'' lui avrebbe lottato contro dèi e demoni pur di dimostrargli il contrario. Detestava le certezze, odiava i dogmi e rifiutava la parola ''impossibile''. Dove metteva piede lui, era il caos a regnare sovrano.

«So benissimo che morirò» rispose. «Ma voglio decidere io come farlo. Ed io non voglio morire da vecchio, sdraiato su un letto con tutte le persone a cui tengo che mi guardano. Io voglio morire facendo qualcosa di utile, non scappando davanti a catastrofi ed ingiustizie!» il suo tono cominciò ad alzarsi insieme al suo sguardo, quel piccoletto divenne un climax vivente. Con un tono ancora pacato ma più rumoroso dei motori del Galaxy concluse il suo discorso: «È giusto che vi mettiate in salvo perché le vostre vite sono preziose, ma è proprio perché sono così preziose che voglio dare il massimo per salvarle tutte».

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I soldati ormai lo ignoravano ma Gustav ammirò questo suo spirito indomabile, d'altronde lui ed Asura non si sono mai definiti soldati, si definivano veri e propri guerrieri. Affascinato decise di chiedergli: «E quindi ora cosa vuoi fare?»

Quella domanda infiammò lo sguardo di Ray che alzando il capo per fissare Evelyn lasciò trasparire tutta la sua ira. Non era arrabbiato con lei ma voleva dimostrarle di non essere solo un bambino, voleva dimostrare quanto fermamente credeva alle parole appena pronunciate. Guardando dietro di lui notò tramite l'apertura laterale del Galaxy la vecchia torre, era il momento. La sua unica risposta fu: «Sta a vedere».

In seguito si gettò dal velivolo cadendo a testa in giù, osservando il terreno, osservando la morte mentre Evelyn urlava il suo nome. Aveva cercato di afferrarlo ma riuscì a prendere solo la sua sciarpa arancione. Forse stava ancora piangendo ma l'aria che gli scorreva intorno alla faccia asciugava subito le sue lacrime, mancavano poche centinaia di metri all'impatto con il suolo ma si era avvicinato abbastanza alla torre. Chiuse gli occhi ed urlò a squarciagola: «Nove!» e dalla solita finestra uscì il suo amico.

Caddero insieme lungo lo stesso percorso di sempre, finché la ruota di Nove non toccava le tubature dell'edificio e l'inclinazione delle tubature non consentiva l'annullamento della caduta. Questa volta il loro obiettivo non era il suolo, era la coda del mostro che affondava nella città. Riuscirono a salirci, la pelle era più dura delle pareti di cemento che Nove aveva percorso, gli fu difficile mantenere l'equilibrio dato che c'erano varie irregolarità nel corpo di quella creatura, come ossa scoperte o parti molli che ogni tanto sanguinarono. Erano quasi arrivati alla testa ed ora Raymond riusciva a vedere chi c'era sopra, una ragazza dagli occhi disanimati e con una spada enorme. Lei si girò di scatto appena sentì l'avvicinarsi del motore di Nove ma non fece in tempo a voltarsi completamente. Fu colpita da un calcio pesante, con tutti e due gli scarponi di Ray piantati sul suo petto. Il ragazzino si era gettato mentre Nove stava correndo e l'impatto fu talmente forte da far cadere sia Raymond che la ragazza dalla testa del mostro, quest'ultimo emise un grido di dolore, come se fosse stato colpito anche lui. La ragazza aveva mollato la spada mentre cadeva. Ray cercò di afferrarla, tra pochi metri sarebbe morto spiaccicato in mezzo al ghiaccio.

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Ma appena toccò l'impugnatura dell'arma la sua pelle si unì insieme ad essa, l'iride dell'occhio che lo stava guardando divenne rossa e la mano che la impugnava iniziò a ricoprirsi di scaglie, ciò poco importava a Ray, voleva solo fermare quel mostro. Iniziò il colpo portando la spada dietro la testa e tirandola giù verso il torace della ragazza. Ma non fece in tempo, fu bloccato dall'impatto con il terreno. Ray era ancora vivo, il suo corpo aveva miracolosamente sostenuto la caduta senza alcun problema. Pensò che questo fenomeno fosse merito della spada visto che le scaglie avevano ricoperto tutto il suo braccio e gran parte del suo corpo modificandone un po' l'anatomia.

«Perché state facendo tutto questo?» domandò alla ragazza mentre cercava di strappare la propria mano da quella spada. Lei lo guardò confusa.

«Perché state uccidendo tutte queste persone?»

«Tutte queste persone? Se scavate in quella miniera farete il suo gioco! L'intera umanità non avrà più tempo!» rispose lei adirandosi. E con un calcio lo fece volare via strappando la pelle del palmo della mano di Ray dalla spada. Fece malissimo ma lo strato di pelle ricrebbe in fretta e le scaglie sparirono gradualmente.

«Stammi lontano!» urlò facendo partire un fendente così forte da spaccare il ghiaccio sotto di lei.

«Attento!» qualcuno lo spinse via prima che venisse colpito, un vecchio dalla lunga barba e sei braccia meccaniche, era Asura! Con una delle sue braccia tirò un pugno che generò un'esplosione all'impatto con il corpo della ragazza, nessun danno ma almeno la fece indietreggiare.

«Non avete la minima idea di ciò che state facendo!» dopo quella frase balzò di quasi duecento metri verso l'alto per tornare a cavalcare la bestia.

«Creatore!» Raymond invece saltò sul sedile di Nove che nel frattempo era sceso dal colosso.

«Hey! Hey! Fate salire anche me!» Asura si unì goffamente a loro mentre corsero per scappare al mostro che ormai li aveva presi come bersagli principali.

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«Le sue braccia sono cariche di esplosivo plastico?» domandò Raymond mentre guidava Nove.

«Eh? E tu come lo sai?»

«Me ne deve dare un po', ho un detonatore nello zaino e forse so come fermare quel mostro!»

«Ne dubito fortemente, non...» i due caddero da Nove a causa di una scossa nel terreno, fu causata dal mostro che li aveva raggiunti, stava per schiacciarli con una sua zampa.

«Per voi è la fine!» quel mostro scagliò il suo arto a velocità devastante contro Raymond, Asura e Nove.

L'impatto fu terribile, ma qualcosa era successo, qualcosa stava bloccando il palmo del mostro, qualcuno... era Trentadue!

«Che mi venga un accidente!» esclamò Asura.

Con il suo enorme corpo meccanico li aveva salvati, anche se non era chiaro per quanto avrebbe resistito data la forza e le dimensioni superiori di quel mostro.

«Trentadue! Che stai facendo?» gridò il piccoletto.

«Sto creando le mie direttive.»

Dagli occhi di Ray sgorgarono cristalli di lacrime vedendo Trentadue staccare con i suoi arti meccanici un dito dal braccio del mostro.

«Creatore, dovete sbrigarvi!»

Giusto, dovevano muoversi. Salirono di nuovo in sella a Nove e si allontanarono dai due colossi che combattevano.

«La prossima volta che ti costruisco ti darò due grossi cannoni laser!» urlò Raymond al suo amico mentre piangeva. Trentadue annuì mentre veniva schiacciato dal mostro, venne completamente distrutto, ma riuscì a far guadagnare del tempo prezioso a Ray per esporre il suo piano ad Asura e Nove.

«Ragazzino, come diamine sei arrivato a capire tutto questo?»

«Semplice osservazione» rispose Ray asciugandosi le lacrime. «I soldati non hanno la minima idea di come abbatterli, stanno facendo fuoco su tutto il corpo del mostro... ma voi cavalieri vi state concentrando sulla ragazza, e lo state facendo per un motivo.»

«Sei sveglio, in passato Il Muro ha avuto a che fare con questi esseri, quella ragazza è un ''dio artificiale'', ha il potere di creare la vita. Quel mostro invece è un "golem", l'ha creato proprio lei.»

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«E se mettiamo KO la ragazza mettiamo KO anche il mostro.»

«Eh? E questo come lo sai?» chiese stupito.

«Mi è bastato tirare un calcio alla ragazza per fare del male al mostro.»

«Già... "semplice osservazione", e quindi ora cosa vuoi fare?»

«Ho bisogno che lei mi dia più cariche esplosive possibili e che faccia del male al mostro, in modo da rallentarlo e far scendere la ragazza ad inseguire me e Nove verso la miniera. Una volta che si sarà esposta la faremo fuori.»

Poco dopo quella conversazione Asura si gettò dal veicolo in corsa e andò a colpire la ferita che Trentadue aveva procurato alla creatura, si stava rimarginando ma era ancora aperta e sanguinante. Il mostro ruggì per quel dolore e pur di evitare i colpi di Asura distese le sue ali possenti ed iniziò a batterle. Era fisicamente impossibile prendere il volo per un essere di tali dimensioni ma il battito delle sue ali generò correnti d'aria forti come un uragano, Asura venne scagliato via.

«Mi dispiace ragazzino... non riesco ad avvicinarmi» disse tra sé e sé osservando Ray mentre correva al cratere della miniera. L'entrata era verticale, come un enorme pozzo con intorno tubature e macchinari, e Ray si buttò lì dentro insieme a Nove, avvicinandosi il più possibile all'impianto per il trasporto dell'ossigeno.

la ragazza li notò tempestivamente, e come previsto da Ray balzò con furia dalla testa del mostro frantumandogli il cranio, quello scatto aveva quasi infranto la barriera del suono: «Non mi lasci altra scelta!»

In men che non si dica si trovò dietro Ray e Nove che cadevano nel vuoto. Li infilzò con la punta della sua spada, un colpo mortale che entrò nello zaino di Ray, nella sua schiena e finì dentro Nove, lei sorrise ma... quello non era lui.

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Realizzò di aver infilzato solo Nove, lo zaino ed il giubbotto di Ray quando dallo squarcio nello zaino iniziarono ad uscire una trentina di paletti esplosivi, abbastanza per demolire una megastruttura! Il suo sorriso sparì, si voltò e vide Raymond aggrappato all'orlo della miniera: «Creatore... dia dei laser anche a me quando mi ricostruirà!»

«Lo farò, Nove...» in lacrime attivò l'esplosivo con il detonatore che stringeva saldo nell'altra mano.

L'esplosione fu immensa, soprattutto perché Raymond ebbe la geniale idea di detonare gli ordigni vicino alle tubature per il trasporto d'ossigeno e ad altri materiali infiammabili intorno alla miniera, se l'esplosione non fosse stata sufficiente ad ucciderla lo sarebbero state le tonnellate di macerie che le fossero cadute addosso. In mezzo a tutto quel fumo uscì il piccoletto sporco di polvere e con qualche ferita dovuta ai detriti che erano schizzati via. Lo stavano osservando tutti: Asura, Evelyn, Gustav, i soldati, i cavalieri, i civili... forse persino Atlante!

Alzò lo sguardo a fatica e vide il mostro crollare, distruggendo per sempre tutto ciò che era rimasto della città evacuata. Mentre le sue orecchie fischiavano per il boato si incamminò verso la bestia che aveva appena abbattuto e ci si arrampicò sopra tra i brandelli di carne ed ossa. Una volta in cima al cadavere alzò in aria il suo pugno. Serve del coraggio per sfidare un uomo, serve stupidità per sfidare un dio. Quel giorno l'uomo dichiarò guerra ad un dio e vinse. Evelyn era in lacrime, i soldati esultarono, i cavalieri lo guardarono con ammirazione. Un solo bambino è riuscito a concentrare in un punto del campo di battaglia la potenza di fuoco necessaria ad uccidere un dio artificiale.

«Sei stato davvero brillante, ragazzino» disse il vecchio Asura non appena lo raggiunse. «Dopo questo tuo atto l'imperatore vorrà vederti.»

Raymond non disse nulla, non aveva le forze per parlare e la testa gli faceva un male cane, annuì e basta mentre Asura gli sorrise con orgoglio. Quella scena, il bambino trionfante sul cadavere della bestia, gli ricordò molto una leggenda raccontata dai loro antenati. Un racconto che conservava nella sua collezione di libri cartacei, ormai sepolta sotto tonnellate di ghiaccio e metallo. Quello di Davide e Golia: l'astuzia del piccolo Ray riuscì ad abbattere un titano.

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Ma non ebbero il tempo di festeggiare, tra le macerie e la polvere della miniera comparve qualcuno, un'ombra con un'armatura simile a quella della ragazza, ma questo guerriero era un maschio, anche lui con occhi neri e disanimati, alto e dai capelli biondissimi.

«Ahahah! Oh povera Sophie, ti sei fatta fregare da un bambino!» disse indicando Raymond in cima al cadavere del mostro.

«Ragazzino! Sali sulla mia schiena, dobbiamo andare al Galaxy!» urlò Asura a Ray che fece subito come il vecchio gli ordinò. Si allontanarono rapidamente dal ragazzo biondo usando gli esplosivi nelle braccia di Asura come propulsori per grossi balzi, capaci di raggiungere un Galaxy a bassa quota: quello con Gustav ed Evelyn! Ma il ragazzo biondo non rimase fermo a guardare: aprì il suo torace in due usando le sue mani e fece uscire da lì un grosso serpente, un altro golem! Una volta uscito dal suo corpo iniziò a crescere e crescere sempre di più, non era grande come il mostro creato dalla ragazza ma era più lungo. Aveva un aspetto abominevole, la testa sembrava ricoperta da un guscio che terminava alle sue gengive. Questo gli permise di scavare meglio nel terreno della città, fatto di cemento, ghiaccio e metallo. Partì subito all'inseguimento di Asura e Ray che ormai erano saliti sul Galaxy, avevano tutti gli occhi puntati su quel nuovo dio artificiale che alzando le braccia al cielo ed osservando i tre soli disse: «Madre! È giunto il momento in cui l'ordine di questo universo cambierà per sempre!» iniziò a gridare come un profeta dalla voce disumana.

«È giunto il momento... in cui i figli di Dio erediteranno il posto del padre!»

Un ammasso di materia viva spuntò tra i detriti di quella miniera, non era un mostro, era un edificio! Stava crescendo ai limiti del sovrumano mentre il ragazzo biondo sprofondò in una risata da folle mostrando i denti aguzzi da predatore, l'edificio era una torre altissima fatta non con del cemento ma con della materia organica: ossa, carne, scaglie, muscoli, denti, squame... aveva fratturato il terreno creando altre torri più piccole tutte intorno alla miniera.

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Nel mezzo di quello spettacolo malsano il serpente inseguì il Galaxy con a bordo Raymond, Asura, Gustav ed Evelyn. Non sulla superficie ma dal sottosuolo, se ne accorsero dal terreno che continuava a muoversi. Riuscì a tenere testa alla velocità del Galaxy ma non attaccò, malgrado gli sarebbe bastato un solo balzo per raggiungere quell'altitudine. Attaccò solo in un momento: quando il ragazzo biondo lanciò un dardo colpendo Raymond tra le aperture laterali del Galaxy, un dardo formato dalle stesse scaglie che ricoprivano la sua armatura. Lo colpì sulla spalla destra, un veloce proiettile che percorse qualche chilometro e lo fece cadere dal Galaxy per l'impatto.

«Ray!» Evelyn fu la prima ad allarmarsi ed allungare la mano rischiando di cadere per afferrarlo... ciò che vide lì fuori la tormentò a lungo nei suoi incubi: le fauci spalancate del verme gigante a pochi centimetri da Ray. In quel momento il tempo si fermò, Raymond aveva sfiorato la punta delle dita di Evelyn ma era troppo tardi. Quelle fauci si chiusero di scatto, Asura e Gustav non ebbero il tempo di reagire...

Il mostro inghiottì Raymond tranciando con i suoi denti il braccio destro di Evelyn. Poi tornò nel sottosuolo, alla torre, mentre il personale medico si affrettò a fermare l'emorragia della ragazzina.

Asura si preparò a gettarsi per inseguire il verme ma fu subito fermato da Gustav: «Abbiamo già perso troppi eroi oggi». Evelyn sembrava cosciente, aveva gli occhi spalancati e ricoperti di lacrime ma non urlava, né si dimenava per il dolore dovuto alla ferita. Ciò che le fece male più di ogni altra cosa era la perdita del bambino con cui era cresciuta insieme...

Il loro Galaxy si unì in formazione con tutti gli altri, in volo verso il cuore dell'Impero: Pendragon.

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