Capitolo 9 - Trascendenza
di Edward Noctis
Una miriade di raggi di luce continuavano a trafiggere il corpo del gigante, carbonizzandogli la carne per poi vederla guarire in men che non si dica. Nemmeno il fuoco del Milione all'orizzonte poteva fermarlo, l'unico che a stento riusciva a fargli perdere leggermente l'equilibrio era Raymond. Mirava ai tendini del piede e delle ginocchia, balzando tra una gamba e l'altra a velocità supersonica e scavando nella carne del dio prima che quest'ultima si rimarginasse. Ma la bestia, accecata da quei raggi e lievemente scalfita da quei tagli, cominciò a correre all'impazzata nel disperato tentativo di afferrare quell'arca contenente le ultime forme di vita ancora intrappolate nell'orbita del pianeta. I suoi passi esercitarono una tale forza sulla terra da alzare in aria enormi pezzi di ghiaccio e metallo per poi schizzarli dietro di sé come se fossero breccia. Uno di questi prese in pieno Raymond, scaraventandolo di circa mille metri dalla parte opposta.
«Così li raggiungerà!» gridò Thobias cercando di farsi sentire dalla sua squadra.
«Sta zitto e pensa a sparare!» rispose sua sorella, pur non avendo capito cosa avesse detto a causa del rumore.
Si stava avvicinando pericolosamente. I cinque guerrieri stavano quasi mirando a novanta gradi verso il cielo con i loro cannoni per colpirlo, a breve quel titano li avrebbe raggiunti. Evelyn continuò a sparare senza sosta, danneggiandosi gravemente sia la vista che l'udito a causa di tutto quel rumore e la luce emanata dagli ABM ed i propulsori del Seme dei Mondi. Riusciva ancora a scorgere il volto del suo nemico, lo vide affondare tra le nuvole in tempesta della troposfera con il busto e sfiorare la tropopausa con la testa. Fu lì, che per un attimo le attraversò la mente un pensiero, forse un'idea, forse una scintilla, forse una speranza. Sta di fatto che quel pensiero ebbe un qualcosa di "familiare", un qualcosa che la fece pensare a suo fratello. Raymond, nel frattempo, si era schiantato a terra. Scattò verso le spalle della bestia che doveva uccidere, sotto una pioggia di detriti grossi come meteore che cercava di evitare.
«Mancano trenta secondi all'attacco orbitale» disse una voce nel ponte di comando del Seme dei Mondi.
Il dio era ormai troppo vicino, stava allungando le mani verso l'enorme arca per poterla afferrare.
«Dieci secondi!»
«Allontanatevi!» urlò Evelyn con una tale potenza da farsi sentire persino dai suoi compagni. Aveva gettato a terra il suo cannone e in mano impugnò soltanto la sua spada. Fece un balzo così potente da distruggersi le gambe. La destra divenne inutilizzabile mentre la sinistra si spezzò ad altezza ginocchio, accompagnandola con una scia di sangue sintetico e scintille che avvolsero tutto il suo corpo. Aveva infranto il muro del suono raggiungendo velocità paragonabili a quelle degli dèi artificiali. E gridò, non in preda al dolore, ma gridò affondando la sua spada nelle carni di Brahman, schiantandosi con tutto il suo corpo.
E in quell'impatto accecò tutti coloro che vi assistettero. Persino Raymond, che vide il tempo intorno a sé dilatarsi verso l'infinito di quel flash, vide enormi masse di terra bloccarsi come se fossero sospese in aria.
«Evelyn!» gridò a squarciagola mentre tutto intorno a lui riprese a crollare non appena realizzò cosa fosse successo. Una miriade di fulmini e saette provenienti da ogni nube circostante impalarono il dio, arrestando la sua disperata corsa.
«Annullate l'attacco, annullate l'attacco!» dicevano voci da ogni angolo dell'equipaggio. «Guardate!»
Videro la titanica mano che li stava per afferrare mentre cadeva verso la terra, accompagnata da tutto il corpo del colosso che crollò carbonizzato. La sua pelle cominciò a rigenerarsi ma delle buone notizie attendevano l'umanità: erano riusciti a guadagnare il tempo necessario per fuggire. L'intero equipaggio era in festa, esultarono in lacrime ringraziando gli eroi rimasti a terra, gli eroi che avevano lottato fino all'ultimo per far raggiungere le stelle ai loro simili. Solo Asura e Gustav rimasero composti, orgogliosi di quei ragazzi, ma in agonia per le loro sorti. Persino Gustav ruppe quella sua maschera fredda da soldato pensando al figlio. Non riuscì a trattenere le lacrime, che scivolarono via dal suo viso per via dell'accelerazione del Seme dei Mondi, quest'ultima divenne sempre più leggera man mano che passarono la termosfera.
«Evelyn, Evelyn!» gridò Raymond strangolato dalla sua ferita. Corse così scoordinatamente che si scontrò più volte a velocità supersoniche tra le macerie, avvicinandosi rapidamente al corpo di Brahman che abbracciava la crosta terrestre. Non era ancora sconfitto, il suo corpo era in fase di rigenerazione, a breve avrebbe ripreso i sensi.
«Evelyn!» urlò mentre il sangue cominciava ad uscire dalla sua bocca, ma non ottenne risposta. Eppure aveva raggiunto la zona da dove stavano sparando, ne era certo. «Evelyn...» mormorò inginocchiandosi in mezzo alla neve, mentre sentiva i rumori del campo di battaglia diminuire insieme alla sua voce ed i propulsori del Seme dei Mondi che si allontanavano.
«Ra... Raymond... » udì una voce lì vicino. Corse tempestivamente per raggiungerla, ma non era Evelyn. Era Emily sepolta sotto una pila di macerie. Cominciò subito a scavare per liberarla, fortunatamente aveva solo una ferita alla spalla destra.
«Non vedo più il segnale di Evelyn. Ma c'è un grosso campo elettromagnetico laggiù...» disse indicando una valle non troppo lontana da loro. «Spero che stia bene...» Raymond annuì frettolosamente, terrorizzato dal pensiero di averla persa, come se tutta la sua guerra fosse per lei invece che per il pianeta.
Scattò giù verso la valle, dove l'orizzonte veniva governato dalla sagoma distesa del dio che lei mise a tappeto. Difatti c'era una scia impressa nella neve, come se una piccola meteora si fosse appena schiantata. E quella meteora era circondata da scintille e schizzi di sangue sintetico.
«Evelyn!» gridò sollevandole il busto da terra. Il suo corpo era distrutto, aveva perso un braccio ed una gamba e gran parte della sua pelle era bruciata. Parte del tessuto sottocutaneo della sua guancia destra era scoperto, lasciando esposta una sorta di struttura esagonale che scintillava a contatto con il sangue sintetico. Raymond cominciò a scuoterla per farle riprendere i sensi ma non ottenne alcuna risposta.
«No...» mormorò abbracciandola mentre veniva bagnata da qualche goccia di sangue proveniente dalle labbra di Raymond.
«Hey...» sospirò lei risvegliando il suo sguardo perso nel vuoto. Faceva fatica a muovere i muscoli facciali, rendendola ancora più inespressiva e morta di quanto già non sembrasse. «Questa volta li ho salvati io, ahah...» disse fissando quel puntino in cielo che trasportava dentro di sé tutta l'umanità. «Ma adesso tocca di nuovo a te...» pronunciate quelle parole il corpo di Brahman all'orizzonte cominciò a rialzarsi lentamente, e la terra sotto i loro piedi riprese a tremare.
«No, non posso lasciarti sola!» disse lui sul punto di piangere.
«Ahahah...» rise delicatamente. «Scemo, sono io che non voglio lasciarti combattere da solo» strinse la mano di Ray con la poca forza che le restò nell'altro braccio. Lentamente la avvicinò al suo petto, puntando il suo torace con gli artigli acuminati di Raymond.
«Evy... non posso farlo.»
«Per favore...» disse mentre la terra sotto i loro piedi si sgretolava. «Voglio continuare a lottare al tuo fianco... sia nella vita, che nella morte.»
Ma lui non ci riusciva, in lacrime avvicinò il suo volto a quello di Evelyn per poi abbracciarla per l'ultima volta, proprio lì i suoi artigli avevano ormai trafitto il suo cuore.
«Tranquilla, Evy...» mentre tutto intorno a lui crollava, sentiva anche lei crollare. Sentiva la sua carne frantumarsi per poi portare tutta la sua biomassa dentro di lui, lasciando tra le braccia di Raymond nient'altro che le parti inorganiche presenti nel suo corpo. Buttando a terra quei rottami ed alzando il suo sguardo dolorante al cielo, vide che Brahman era oramai tornato in piedi. Guardò Raymond con quel suo mastodontico sorriso distorto mentre la sua pelle ancora non si era rigenerata del tutto, specialmente il suo torace, che era ancora aperto a causa dell'impatto con Evelyn. In ginocchio chiuse gli occhi sorridendo anche lui, con il volto rivolto verso l'alto e gli artigli che si allungavano delicatamente.
«Ti raggiungerò presto» e dopo quelle parole si precipitò come un proiettile in volo verso Brahman. Si schiantò nel suo torace come Evelyn senza lasciargli neanche un po' di tempo per reagire, e mentre cadeva all'indietro per il contraccolpo, Ray stava scavando tra le sue carni come un animale. Tutto questo allarmò Brahman, che si mise a scavare anch'egli nel suo petto per afferrare Raymond a mani nude. Non era per nulla facile perché man mano che scavavano lacerando quelle carni, tutto si rigenerava. Specialmente Raymond non doveva fermarsi, mirava al cuore del dio, mirava a vincere per Evelyn, mirava a salvare il mondo per tenere fede alla sua promessa. E circondato dalle viscere di ogni morto di Materia, lo vide. Il cuore bianco degli dèi artificiali. Senza esitare allungò i suoi artigli per raggiungerlo, continuando a scavare disperatamente con tutta la furia che teneva in corpo. In quella sua danza affilata, una lama riuscì a scalfire quel cuore. Non lo vide, ma lo sentì, un taglietto superficiale che però aveva cambiato un qualcosa dentro di lui. Non solo fisicamente ma anche emotivamente, per un attimo tutte le sue emozioni negative o positive vennero soppresse. Le idee gli furono più chiare quando il dio riuscì ad afferrarlo per le gambe e scaraventarlo via dal suo corpo. Mentre Raymond venne sbattuto al suolo, anche una scia di materia organica uscì dal torace di Brahman per poi raggiungerlo. Tutta quella materia si riversò nel petto di Raymond, sovraccaricandolo di ogni sensazione corporea immaginabile mentre la assorbiva. Non appena la scia di carne terminò e Raymond riprese i sensi, notò che Brahman aveva perso parecchia massa corporea nonostante fosse ancora un titano ai limiti del fisicamente possibile. E Raymond invece faticava a compiere anche la più semplice delle azioni o pensare il più semplice dei pensieri, qualsiasi minima attività fisica o mentale la sentiva intensamente.
«Ti ci abituerai...» disse una voce nella sua testa, la voce di Brahman. Anche lui sembrò scombussolato da ciò che era appena successo, faticava a reggersi in piedi. «Lo senti anche tu adesso, no? Il peso di miliardi di vite!» Ma certo... solo adesso questo scontro poteva definirsi alla pari.
«Beh preparati...» disse Brahman balzando verso di lui. «Può solo che peggiorare!» e cominciò a prendere a pugni freneticamente il corpo di Raymond sdraiato a terra, alzando una grossa nuvola di polvere in quella sfuriata. E proprio in quel nuvolone che lo circondava, comparve un grosso artiglio nero che lacerò le carni di Brahman, costringendolo ad indietreggiare. Dalla terra nacque un altro colosso, un mostro dalla pelle grigia con sei braccia ed una miriade di grosse lame sulla schiena che si accorciavano man mano che scendevano lungo la sua coda.
«Raymond...» sussurrò Emily osservando la battaglia all'orizzonte insieme agli altri ragazzi.
«L'ho sempre saputo ma non l'ho mai capito!» gridò quella creatura mentre si scontrava contro l'altro dio, questa volta le loro ferite non si rigenerarono affatto. «La ragione che ci ha portati a tutto questo!» Urlò indicando l'intero pianeta martoriato, mentre Brahman lo prendeva a pugni facendolo cadere a terra. «In miliardi di anni di storia...» disse contrattaccando con un calcio che lo scaraventò contro una montagna. «C'è sempre stato qualche pazzo che voleva controllare il mondo!»
E difatti la battaglia degli dèi continuò sotto gli occhi di tutti. Lo scontro fu così devastante da essere appena visibile ad occhio nudo dallo spazio, ma l'esito dello scontro era ancora incerto. Perché il vincitore, chiunque esso sarebbe stato, avrebbe comunque detenuto un potere tale da governare su ogni forma di vita presente nel cosmo. Era solo questione di anni, secoli, forse millenni o anche di più, prima che l'umanità si fosse di nuovo scontrata contro la minaccia degli dèi artificiali.
E mentre il Seme dei Mondi orbitava per l'ultima volta intorno ad Materia, mentre gli ultimi Cavalieri del Muro medicavano le ferite della loro ultima battaglia, mentre la luce dei tre soli irradiò le terre di Pendragon, il duello dei due titani continuò a spargere litri e litri di sangue ovunque misero piede.
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