Capitolo 7 - Resistenza
di Edward Noctis
Non era ancora il tempo per agire, ma sotto la decisione di Raymond, i ragazzi fecero rotta verso la sede dell'impero. Salirono tutti e sei a bordo del Limulus lasciando il Milione alle spalle poiché quella fortezza mobile non poteva mettere piede a Pendragon, le onde sismiche causate dai suoi passi avrebbero danneggiato la città ferendo o uccidendo qualche civile. In oltre, essendo quella parte del pianeta sorvegliata, Atlante avrebbe avvistato ed attaccato il Milione con tutto l'esercito imperiale. L'unica bozza di piano che venne in mente ai ragazzi era quella di tornare in città con il Limulus ed avvisare il maestro Asura della vera natura di Atlante. Lui e Gustav erano gli unici capaci di credere alla loro scoperta. Specialmente Asura, che passò decenni della sua vita a ricomporre frammento per frammento la storia dell'umanità.
«Come previsto, non è possibile stabilire un contatto radio da questa zona del pianeta» disse Dozer mentre pilotava quel veicolo. «Beh, mettetevi comodi perché dovremmo arrivare tra... poco meno di una settimana.»
«Con te alla guida? Probabilmente anche di più» rispose Magenta con tono ironico.
«Vorrà dire che sarai la prima a darmi il cambio non appena arrivo al Ghiacciaio di Arbatel, ti toccherà la strada più pericolosa.»
Magenta sembrava entusiasta da quella proposta: «Tu sì che mi capisci!» e mentre quei due continuavano a parlare di corse e di motori gli altri stavano contando le razioni d'emergenza.
«Mimi, vuoi la buona notizia o la cattiva?» chiese Thobias a sua sorella.
«Sentiamo quella buona.»
«Abbiamo abbastanza cibo da abbuffarci e fare schifo per tutta la settimana fino ad arrivare a Pendragon rotolando.»
Dopo quell'affermazione Emily alzò gli occhi al cielo, per poco non sorrise pensando alla metafora: «E... la cattiva notizia?»
«Non vedi? Sono rimaste soltanto le razioni sintetiche che sanno tipo di silicone e plastica! Possibile che sia l'unico con le papille gustative ancora funzionanti qui dentro? Mimi, io questa roba non la mangio!» rispose con movenze goffe che sdrammatizzavano la situazione.
«Ma smettila di fare il bambino! Se in passato abbiamo risolto la fame nel mondo è proprio grazie a quelle barrette. E soprattutto smettila di chiamarmi Mimi prima che ti tiri una ginocchiata dove so che ti fa male.»
«Sì, va bene, hai ragione... "scusamimi".»
«Adesso muori!» e iniziò a rincorrerlo attorno al tavolo della cabina, ma Thoby trovava sempre qualche scappatoia per sfuggirle dato che il Limulus era una vera e propria base mobile, grosso sia dentro che fuori.
Nel frattempo Raymond ed Evelyn li stavano osservando sorridendo: «Ricordano un po' noi due da piccoli, quando mi facevi gli scherzi perché ti annoiavi, quando litigavamo per decidere cosa cucinare...» disse pensierosa, poi si girò verso Raymond e continuò sorridendo. «Quando ti nascondevi da me perché non volevi farti il bagno...» lui le tirò una spintarella per farla stare zitta.
«Ahahah, va bene, va bene, scusa» rispose fissandolo, un po' stava sorridendo anche lui. Averlo lì vicino la faceva sentire completa, si accorse che paradossalmente gli dèi artificiali avevano trasformato più lei che lui. Dopo la battaglia di Avalon Evelyn coltivò dentro di sé una rabbia tremenda, il desiderio di vendicare quel fratello che credeva morto per mano degli dèi; Raymond invece... Raymond nonostante tutto era rimasto lo stesso, nemmeno un dio riuscì a privarlo della sua umanità. E forse, pensò Evelyn, era proprio questa l'arma più rivoluzionaria di Raymond, l'elemento che lo rendeva il suo colore complementare: ascoltava in silenzio dove lei urlava di rabbia.
«Sembri quasi un supereroe» disse guardandolo, eppure con quel mantello strappato e quegli occhi disanimati a molti sarebbe parso un cattivo.
«Ma c'è una cosa che ti distingue dagli altri eroi» continuò Evelyn. «In tutte le storie che mi hanno raccontato gli eroi subiscono un cambiamento, un'evoluzione interiore alimentata da tutte le sfide che hanno dovuto affrontare e nemici che hanno dovuto combattere.»
Concluse alzando lo sguardo: «Tu invece nonostante tutto sei riuscito a rimanere te stesso, a conservare la tua umanità dove molti sarebbero stati sedotti dal potere» Raymond rispose sorridendole calorosamente, dando ad Evelyn la conferma definitiva che sotto quell'armatura c'era ancora un bambino con il sogno di salvare il mondo, solo più in grande. Dopo quella piccola chiacchierata si sedettero a guardare insieme i tre soli mentre svanivano uno dopo l'altro dietro l'orizzonte. Gli oblò del Limulus erano piccolissimi ma nonostante ciò restava spettacolare vedere quei raggi di luce intrecciarsi nei ghiacciai facendoli brillare dello stesso azzurro degli occhi di Evelyn.
«È un pianeta bellissimo...» disse Raymond tenendo bassa la voce. «Anche in punto di morte.»
Quella notte dormirono tranquilli, c'erano solo cinque letti dentro il Limulus ma non era un problema visto che uno di loro doveva guidare. Dozer crollò a peso morto sul letto non appena Magenta gli diede il cambio, e c'è da dire che con lei alla guida era difficile addormentarsi. L'unico che non dormiva, oltre Magenta, era Raymond. Stava impugnando l'ABM di Evelyn osservandolo con enorme stupore, era una nuova tecnologia per lui dopotutto.
«Guarda che ti vedo lì dietro,» lo richiamò Magenta, «sta attento con quel coso se non vuoi farci esplodere». Raymond sbuffò. Ma dopo un'ultima occhiata rimise quel fucile al suo posto.
«Bravo ragazzo» disse Magenta cercando di ammazzare il tempo. Mancava circa un'ora alla fine del suo turno di guida, dopo di ché sarebbe stato Thobias a darle il cambio.
«Hey, vieni un po' qua se proprio non hai nulla da fare, almeno mi tieni sveglia.» In effetti lei stava morendo di sonno e lui di noia perché il suo corpo necessitava di giusto due orette di riposo per tornare alla massima efficienza.
Si sedette sul sedile del passeggero ed osservò Magenta mentre guidava, malgrado il sonno aveva ancora dei riflessi ed una coordinazione mano-occhio da paura.
«Dai, raccontami qualcosa» disse con tono scherzoso.
Raymond colse la sua ironia in ritardo quando aveva già aperto la bocca provando a pronunciare qualche parola.
«Ahahah, per un attimo ho pensato che non ci saresti cascato!» rise mentre lui sbuffò di nuovo.
Rimasero in silenzio per qualche minuto, Magenta iniziava ad essere un po' distratta alla guida ma non correvano alcun rischio grazie ai vari sistemi di assistenza di pilotaggio del Limulus.
«Io invece non ti ho ancora raccontato cosa è successo dopo che ci siamo incontrati» disse sorridendogli. «Sì insomma, come sono finita quì, come ho abbandonato la sedia a rotelle, come sono diventata il cavaliere più veloce di Materia.»
Raymond la guardò interessato per invogliarla a continuare. Anche se aveva capito che se la stava palesemente tirando.
«Da piccola ho sempre ricevuto di tutto. Avevo una famiglia ricca, ottimi amici, dei genitori che mi dedicavano una miriade di attenzioni. Ogni volta che ero triste accorrevano per rallegrarmi, ogni volta che piangevo per la mia condizione sai cosa mi dicevano? "Tranquilla Magenta, sei perfetta così come sei!" Ma non avevo bisogno di questo. Non avevo bisogno di migliaia di persone che mi accettassero, me ne bastava una sola che invece di compatirmi credesse in me. Che mi ricordasse di vivere in un universo senza limiti dove non ha senso sentirsi limitati» entrambi ricordavano quel breve incontro, sorrisero al solo pensiero.
«Io sto in piedi solo grazie a te» continuò. «E sono certa che riuscirai a salvarci tutti.»
«Come lo sai?» domandò Raymond.
«Hai salvato me quando ero ridotta peggio dell'intero pianeta, salvare il mondo sarà un giochetto a confronto» disse scoppiando in una risata rumorosa che svegliò Thobias. Entrò nella cabina di pilotaggio accompagnato da un grosso sbadiglio che interruppe la loro chiacchierata: «Sì sì, avevo capito, mi stavo alzando. Non serve che fai tutto questo casino!»
«Buongiorno anche a te, sicuro di essere abbastanza sveglio per guidare?» rispose Magenta.
«Bah, come se ci volesse un genio» ribatteva Thobias. «Tanto fa tutto il computer.»
«Vedi di non andare a sbattere contro qualcosa, altrimenti dico a tua sorella di raccontare a tutti che...»
«No! No, va bene, va bene. Questo è un colpo basso ma hai la mia parola, sarò più vigile del pilota automatico!» le parlò sopra tempestivamente per poi darle il cambio. Raymond fece una risatina confusa dopo quella scena, si domandò di cosa stessero parlando.
«Ah, non guardare me» disse Magenta rivolgendosi a lui. «Non so nemmeno io con cosa l'ho ricattato ahahah!»
Diede la buonanotte ai due ragazzi uscendo dalla cabina con un sorriso. E dopo essersi accertato che fosse andata a dormire, Thobias impostò il percorso nel terminale del pilota automatico spaparanzandosi nel sedile del guidatore con le braccia dietro la testa: «Sì sì, tranquillo, tengo gli occhi sulla strada».
E la notte passò, ma purtroppo la pacchia di Thoby non durò a lungo, dato che Emily si svegliò già da prima dell'inizio del suo turno per accertarsi che suo fratello stesse attento alla guida. Nel frattempo anche Dozer era sveglio, stava sgranocchiando un po' di razioni sintetiche di riserva seduto sul suo letto. Evelyn invece si era appena svegliata, non appena aprì gli occhi notò che Raymond la stava fissando. Distolse lo sguardo da lei il prima possibile facendo finta di niente. Evelyn sorrise, si alzò dal letto ed avvolse la sciarpa arancione intorno al suo collo. Non faceva particolarmente freddo all'interno del veicolo ma ormai quella sciarpa era diventata lo stendardo della battaglia di Ray, indossarla le trasmetteva coraggio.
«Ragazzi...» li richiamò Emily che stava guidando. «Ci siamo quasi.»
Dopo quelle parole si riunirono tutti vicino la cabina di pilotaggio. La strada per Pendragon City era ancora lunghissima, ma a breve sarebbero entrati in una zona del pianeta che consentisse di stabilire un contatto radio. Erano tutti ansiosi come non mai, sapevano che se Atlante si fosse accorto della loro diserzione o della presenza di Raymond a bordo del Limulus li avrebbe spazzati via con tutto il suo arsenale.
«Tu resta qui dietro, nessuno deve sapere che sei con noi» disse Evelyn facendo uscire Raymond dalla cabina. Egli rispose annuendo.
«Sicuro di non aver messo qualche zero di troppo?» domandò Magenta a Dozer.
«È la quarta volta che lo ripeto, l'ultima volta che mio padre ha contattato Asura in privato l'ha fatto con questa frequenza. Dobbiamo solo sperare che stia nei suoi alloggi» rispose Dozer.
«Considerando l'angolazione del terzo sole ed il margine d'errore del mio bulbo oculare destro, in questo momento a Pendragon è tarda notte. Starà sicuramente dormendo» aggiunse Emily con tono un po' saccente.
«Già...» continuò Thobias. «Speriamo solo che non dorma nel quartier generale quello lì.»
«Lo scopriremo ora. O la va o la spacca e se sta dormendo nel quartier generale prendo Thobias a calci, incrociate le dita...» li zittì Magenta mentre tirò su la levetta per stabilire il contatto.
«Maestro Asura, ci riceve?» domandò Evelyn osservando lo schermo completamente nero.
«Maestro, ci riceve?» insisteva Emily. Niente da fare, non ottennero risposta.
«Dobbiamo assolutamente trovare il modo di contattarlo» disse Magenta. «Altrimenti non...» la interruppe Thobias mettendosi a battere violentemente con le dita sul microfono.
«Ma che diavolo? Ah ma siete voi!» ottennero finalmente una risposta, era la voce di Asura!
«Thoby, certe volte il tuo piccolo cervellino è molto utile» disse Emily. Subito dopo apparve l'immagine di Asura nello schermo, aveva acceso la luce. E fortunatamente era nei suoi alloggi.
«Che diavolo vi salta in mente a contattarmi su una frequenza privata durante un'operazione militare?» disse abbastanza irritato. I ragazzi non sapevano come attaccare il discorso, c'era tantissimo da dire ed ogni singolo dettaglio della loro storia aveva dell'incredibile.
Ruppe il silenzio Evelyn: «Maestro, è l'unica persona di cui possiamo fidarci. Le spiegheremo tutto ma deve giurare di non divulgare a nessuno queste informazioni, Pendragon non è per niente al sicuro dagli dèi artificiali».
«Va dritta al punto» la interruppe il vecchio. «Se Atlante venisse a conoscenza di questa conversazione ci accuseranno di congiura o persino di alto tradimento. Non capisco che senso abbia parlare con me e non con l'imperatore» stava perdendo la pazienza, l'avevano capito tutti.
«Non esiste alcun imperatore, Maestro» rispose Evelyn seminando confusione nello sguardo di Asura. «C'è un motivo se la storia del nostro popolo è piena d'ombre, se il nostro pianeta sta morendo e se nonostante ciò Atlante non ordina ai Germogli di abbandonarlo.»
«Evelyn, continuo a non capire tutto questo allarmismo. L'unico motivo per cui non abbandoniamo Materia è che riusciamo a combattere i Golem, abbiamo la tecnologia ABM, abbiamo i Cavalieri del Muro. Grazie a questi sforzi la popolazione umana è di nuovo in aumento» obiettò Asura.
«È in aumento perché Atlante vuole che sia in aumento» continuò Dozer. «Siamo carne da macello in una grande fattoria con un padrone che continuerà a saziarsi finché non sarà abbastanza forte da sterminarci all'improvviso.»
A quel punto il vecchio intuì a grandi linee dove volevano arrivare.
«Maestro...» disse Evelyn. «Atlante è un dio artificiale.»
Asura si stava arricciando la barba per la frustrazione. «È un'accusa molto pesante...» ci ironizzò su mentre pensava. «Spero abbiate le prove per supportarla.»
È lì che la conversazione raggiunse un punto morto. I ragazzi si fissarono nervosamente sperando che uno di loro sapesse come argomentare.
«Sentite, non so cosa vi sia preso o per quale motivo abbiate detto ciò che avete detto ma da uomo di scienza non posso credere a qualcosa finché quel qualcosa non mi viene dimostrato» continuò il vecchio. «Se non avete una fonte che supporti questa teoria non c'è nulla che io possa fare per venirvi incontro. La nostra conversazione è...»
«Sono io la fonte» lo interruppe Raymond.
Era uscito allo scoperto facendosi inquadrare dallo scanner olografico, Asura vide ogni singolo dettaglio del suo volto. Guardandolo negli occhi e in quella parte di armatura organica che gli ricopriva parte del collo aveva capito benissimo cosa fosse, questo fece scendere un brivido lungo la schiena dei ragazzi. Se Asura avesse dato l'allarme sarebbero stati bombardati a distanza dall'artiglieria di Atlante.
«Ray...» disse il vecchio. Evelyn si voltò verso la sua proiezione nello schermo spalancando gli occhi. La reazione di Asura era assolutamente inaspettata, per poco non terminò il collegamento.
«Maestro... si ricorda di lui?» domandò Evelyn stupita.
«Bah!» esclamò Asura. «Sono vecchio ma gli ingranaggi che ho in testa funzionano ancora, letteralmente.» I ragazzi tirarono un grosso sospiro di sollievo.
«Raymond Bradley... anni fa salvasti la mia vita e quella di un'intera città, sei riuscito lì dove molti soldati ed io stesso abbiamo fallito. Ora invece hai in mano un potere che va oltre la mia comprensione, hai davvero intenzione di usarlo per salvarci di nuovo? O ti sei forse schierato con gli dèi, cercando di sabotarci dall'interno?»
«Sono nato per salvare questo mondo» rispose molto brevemente.
«E se ci riuscissi?» domandò Asura cercando di colpirlo in un nervo scoperto. «Se riuscissi a sconfiggere l'ultimo dio artificiale, cosa ne sarà di te?» quella domanda turbò l'animo dei ragazzi, non ci avevano mai pensato. Sarebbe stato Raymond il nuovo dio dell'umanità? Si sarebbe imposto come un nuovo tiranno? Evelyn era certa che tutto quel potere non l'avrebbe sedotto ma si preoccupò di tutt'altro: temeva che l'avrebbe vissuto come una maledizione, costretto a vedere lei e tutti i suoi cari morire con il passare del tempo, costretto ad essere amato da molti come un dio e disprezzato da altri come un demone. Destinato a vagare in solitudine nel cosmo quando prima o poi l'umanità avrebbe cessato di esistere.
«Io...» parlò a fatica. «Io non lo so.»
Dagli occhi blu di Evelyn, da quelle due nuvole cariche di fulmini, iniziò a piovere. Le caddero così tante lacrime che faceva fatica a vedere. Non appena Raymond se ne accorse andò a stringerla tra le sue braccia per consolarla ma lei si allontanò.
«Deve esserci un altro modo!» cominciò ad urlare. «Forse puoi convincerlo a lasciare in pace l'umanità!»
«Evelyn...»
«Se ti ha dato questi poteri saprà di sicuro come farti tornare umano!»
«Evelyn.»
«Puoi barattare il tuo potere per la salvezza dell'umanità, così vivrai come tutti noi!»
«Evelyn!» le prese le spalle strattonandola leggermente per riportarla alla realtà. «Sono un morto che cammina» disse indicando la sua gola tagliata. La resa non era un'opzione, se avesse perso i poteri da dio artificiale sarebbe morto all'istante. Evelyn lo abbracciò a fatica abbassando lo sguardo e singhiozzando mentre le sue lacrime bagnavano l'armatura di Raymond e gli altri ragazzi si avvicinarono per darle supporto.
«È per questo che non prego nessuno...» disse Raymond mentre un filo di sangue usciva dalla sua bocca. «Persino gli dèi si montano la testa dopo un po'.»
«Immagino...» rispose Asura mentre osservava quella scena. «Quindi? Qual è il piano?» con quelle parole fece voltare tutti i ragazzi verso di lui.
«Ma non aveva detto che...» cercò di fargli una domanda Magenta, ma il vecchio la interruppe subito: «Al diavolo quello che ho detto, ho visto abbastanza ed ho capito che dentro quel ragazzo batte ancora il cuore del guerriero che conobbi ad Avalon. Se le cose stanno così preferisco morire combattendo per la mia libertà che vivere con la consapevolezza di aver lasciato migliaia di vite nelle mani di un sadico con l'intenzione di sterminarli».
«Questo sì che è il nostro maestro!» esultò Dozer.
«Quindi... ha intenzione di aiutarci?» domandò Emily.
«Lo farò» rispose Asura. «Ma dovrete raccontarmi ogni minimo dettaglio di questa storia.»
Raymond si staccò da Evelyn e la guardò negli occhi asciugandole una lacrima con il pollice. Fu lì che tornò il sorriso anche a lei, ma dentro di sé realizzò che in un modo o nell'altro sarebbe arrivato il giorno in cui le loro vite si sarebbero separate per sempre.
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