26 ottobre 2026 · Edward Noctis

Ludopatia e dipendenze tecnologiche, secondo incontro a Martinsicuro: quando è il gioco a giocare con noi

Resoconto del secondo incontro sulla ludopatia organizzato dall’Associazione GIULIA Banca del Tempo alla Torre Carlo V di Martinsicuro: medici, psicologi ed economisti a confronto.

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Qualche settimana fa vi ho raccontato il primo dei tre incontri sulla ludopatia e sulle dipendenze tecnologiche organizzati dall’Associazione GIULIA Banca del Tempo: quello di Nereto, dove ho avuto il piacere di intervenire parlando del mondo dei videogiochi. Lo scorso Sabato si è tenuto il secondo appuntamento a Martinsicuro.

L’incontro si è svolto nella Torre Carlo V, un luogo che da solo basta a creare l’atmosfera giusta: discutere di un problema così attuale tra mura che portano addosso secoli di storia ha qualcosa di potente. L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio del Comune di Martinsicuro e il sostegno della Fondazione Tercas, con la collaborazione di diverse realtà del territorio. A moderare è stata Giuseppina D’Antonio, la principale ideatrice di questi tre incontri.

I lavori sono iniziati puntuali alle 16 con i saluti istituzionali. L’assessore Cappellacci, delegato dal sindaco di Martinsicuro, ha espresso l’orgoglio della comunità nel farsi promotrice di un dibattito così urgente ed è rimasto fino alla fine. Il sindaco Amatucci ha sottolineato la sinergia tra i comuni che sostengono il progetto. Hanno portato il loro saluto anche Adriana Capriotti, socia fondatrice di GIULIA, e Gianna Fazzini per l’associazione Le Ali.

In collegamento è intervenuta anche la dottoressa Simona Ballarino, presidente dell’Associazione Levrieri Piemonte ODV, che ha ricordato il valore della rete associativa e ha annunciato la presenza dei suoi volontari, con i loro cani, come testimonial a Sant’Egidio alla Vibrata.

Il cuore del convegno è stato il confronto tra professionisti di ambiti diversi. È proprio questo che rende iniziative del genere preziose: la dipendenza dal gioco non è solo un problema medico, né solo un problema economico o familiare. Bensì tutte queste cose insieme.

Il dottor Gaetano Ruggieri, referente del Piano regionale di contrasto al gioco d’azzardo per la ASL di Teramo (UOC Dipendenze Patologiche), ha illustrato nel dettaglio i servizi socio-sanitari attivi sul territorio e le strategie locali per proteggere le persone più vulnerabili, a partire dai minori. Il suo messaggio più forte è stato uno: bisogna fare rete.

Il dottor Paolo Garello, sociologo e psicologo clinico, collegato da Torino fino alla fine dell’incontro, ha insistito sull’importanza dell’intervento culturale e sulla responsabilità del nucleo familiare. Ha tracciato il confine tra le spinte biologiche e i vissuti dell’infanzia che possono portare alla dipendenza, accompagnando il discorso con molti esempi pratici.

La psicologa Virginia Maloni ha analizzato il momento in cui la dipendenza entra in casa e comincia a spezzare i legami. Ha acceso i riflettori sui disagi invisibili che vivono i familiari e ha dato indicazioni concrete su come e quando chiedere aiuto.

Il dottor Domenico De Berardis, psichiatra e direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Teramo ha illustrato i percorsi di cura presenti sul territorio, il trattamento dei disturbi dell’umore che spesso la accompagnano e l’integrazione tra terapie farmacologiche e psicologiche.

A chiudere è stato l’economista Claudio Rossi, che ha spostato l’attenzione sui danni materiali causati dal gioco. Ha spiegato perché riconoscere la patologia in tempo è fondamentale per accedere agli strumenti di tutela del patrimonio, con un focus sulla legge sul sovraindebitamento. Ha ripercorso in quattro fasi il cammino che porta una persona al default economico e ha descritto quello che ha chiamato “effetto aspirapolvere”: il gioco che risucchia risorse non solo dalle famiglie, ma da tutta l’economia del territorio.

C’è stato anche un momento che mi ha fatto particolarmente piacere. Durante l’incontro si è tornati a parlare dell’intervento sui videogiochi che avevo fatto a Nereto, ed è stato proiettato un video sulla storia di Ibelin. Per chi non la conoscesse, è la storia vera di Mats Steen, un ragazzo norvegese con una grave malattia degenerativa che, attraverso il suo personaggio in World of Warcraft, ha vissuto amicizie profonde e una vita piena che i suoi genitori hanno scoperto solo dopo la sua morte.

Credo che sia il punto più importante di tutto il discorso. Il videogioco non è il nemico. Può essere uno strumento di isolamento e dipendenza, ma anche di connessione, di espressione e perfino di salvezza. La differenza la fanno la consapevolezza, l’educazione e la capacità degli adulti di capire cosa stanno vivendo i ragazzi dall’altra parte dello schermo. Ed è esattamente questo il tipo di consapevolezza che incontri come questo cercano di costruire.

Il progetto si concluderà con il terzo e ultimo incontro, il 14 Novembre presso la Sala Consiliare di Sant'Egidio alla Vibrata. Se vivete in zona, vi consiglio di esserci: sono occasioni rare per ascoltare e fare domande a professionisti di questo livello.

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